Imperfetta, impermanente, incompleta.

di Maura Ghiselli

http://www.artribune.com/2014/05/imperfetta-impermanente-incompleta-pittura-giapponese-a-genova/

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Imperfetta, impermanente e incompleta” è un mantra della filosofia buddhista, secondo la quale tutte le cose, come le onde del mare, sono in evoluzione continua. E proprio da questo concetto di mujo si sviluppa e determina tutta l’estetica giapponese, da Confucio all’attualità, in maniera lineare e coerente, sempre fedele a questa forma mentis, che è condizione e presupposto per godere al meglio del momento presente.

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Filosofia e teologia, in Giappone, hanno avuto la tendenza a essere strettamente connesse con le pratiche dell’arte, dalla pittura alla calligrafia, passando per tutta una serie di cerimoniali, vissuti e interpretati come forme di rappresentazione estetica. Anche per questo l’occasione genovese è importante.

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Una ricca collezione, acquisita in Giappone durante il periodo Meiji, viene infatti finalmente offerta al pubblico completata da 77 nuovi dipinti che spaziano dalle opere grafiche della Scuola Utagawa alle stampe di Hokusai e Hiroshige, e che negli ultimi vent’anni sono stati restaurati sotto la guida scientifica di Donatella Failla, direttrice del museo genovese, con il contributo della Fondazione Sumitomo e del Tōkyō National Research Institute for Cultural Properties dell’Agenzia Giapponese per gli Affari Culturali.

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Un lavoro curatoriale ambizioso e attento, che guida e orienta il pubblico attraverso un percorso di conoscenza iconografica e culturale chiaro e logico. Con criteri espositivi semplici, a tratti didattici, ma sempre tesi a fornire gli strumenti necessari per comprendere la poetica del progetto e il suo contesto storico-intellettuale.

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Un lavoro curatoriale ambizioso e attento, che guida e orienta il pubblico attraverso un percorso di conoscenza iconografica e culturale chiaro e logico. Con criteri espositivi semplici, a tratti didattici, ma sempre tesi a fornire gli strumenti necessari per comprendere la poetica del progetto e il suo contesto storico-intellettuale.

L’equilibrio spaziale che è possibile percepire visitando le diverse sezioni su più piani del museo viene colto immediatamente, perché la ricerca estetica e spirituale è l’indiscutibile fil rouge che unisce tra loro la grafica e la scultura, gli oggetti d’uso comune e le antiche armature dei samurai. Un percorso che, paradossalmente, arresta ogni movimento a favore di una serena e continua sensazione di essere arrivati da subito a un istante in sé completo e assoluto, isolato da quel percorso ascetico che consente alla sensibilità dell’artista di “stabilire la propria mente nell’onnicomprensiva e immacolata, trasparente Via del Nulla” (Motokiyo, Zeami).

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